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Vicini di casa: la coabitazione come simbolo di socialità, condivisione e reciproco aiuto

Un momento della commissione in Circoscrizione

In una commissione circoscrizionale convocata lunedì 7 aprile si è parlato del progetto portato avanti in via Nizza dalla cooperativa Casa Sol. Lo scopo è evitare l’isolamento di persone in stato di bisogno.

Quanti di noi vivono in un condominio e non conoscono il vicino di casa, quanti di noi si sono soffermati a parlare a capire a sapere se vi erano esigenze, bisogni, difficoltà? Pensiamo, chiudendo la porta di casa, di sentirci protetti dalle mura domestiche, quella porta ci rassicura, ci conforta ma diventa anche limite di comunicazione per noi e per gli altri. Le innumerevoli e, a volte, incomprensibili discussioni di condominio dove ogni proprietario sembra rivendicare a seconda della cubatura un livello di importanza e potere sugli altri è un piccolo schema di risiko. Ebbene nella difficoltà e nell’emergenza l’esperienza di coabitazione (co-housing) diventa, invece, simbolo di socialità, di appartenenza, di condivisione, di sostegno, di tolleranza, di reciproco aiuto: questo ci insegna la splendida attività svolta dalla cooperativa Casa Sol negli stabili di via Nizza 15 e 17.
Questa esperienza nata già da tempo nel quartiere, quale progetto ERP- edilizia residenziale popolare-, è frutto di un progetto che vede come referenti non solo la cooperativa Casa Sol ma l’Atc, peraltro proprietaria dei due palazzi, l’associazione Nodo, l’Asl, l’Agenzia per lo sviluppo di San Salvario, Cicsene.
Alessia e Andrea sono due tra i dieci giovani che vivono questa esperienza di coabitazione e si sono avvicendati ad altri studenti in questo viaggio di cultura verso una nuova socialità; hanno affrontato e stanno affrontando insieme agli abitanti le difficoltà quotidiane con riunioni settimanali, cene nell’androne, a cui sono invitati anche i frequentatori di quel pezzo di via e tutti noi se vogliamo capire e non giudicare a priori per poter vivere l’esperienza direttamente. Il palinsesto di iniziative è ricco di cose da fare dall’arte alla cultura, dal prendere un caffè insieme a una cena insieme, duranti gli incontri vengono pianificate le attività: questo per evitare il forte isolamento che molti singoli o nuclei familiari potrebbero vivere e l’elemento aggregativo diventa strumento di contrasto. Insomma andiamoli a trovare per imparare che in un condominio si muove un pezzo di società e se vogliamo rendere migliore la nostra vita e quella degli altri, partire da un piccolo spaccato quotidiano può decisamente e umanamente non solo renderci più disponibili ma più attenti, sensibili alle differenze di cultura, di etnia, di esperienze passate. Lasciamo aperta la porta…. quella della mente e quella del cuore. (di Daniela Pautasso)

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Sezione: Sanità e Servizio Sociale

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