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Locali di somministrazione sotto i 50 mq di superficie, Palazzo Civico mette un freno

In materia, sta per diventare esecutiva una delibera di Giunta comunale. Ma sia la Circoscrizione sia i comitati di cittadini contro la mala movida la ritengono tardiva.

Da ora in poi nei quartieri San Salvario, Vanchiglia e piazza Vittorio sarà ammesso l’insediamento di nuovi esercizi pubblici a condizione che la superficie di somministrazione non sia inferiore ai 50 metri quadrati. Il documento approvato dalla Giunta Fassino prevede anche che siano individuate aree di Torino con potenzialità commerciali al fine di attrarre nuovi investimenti (leggi piazza della Repubblica e Galleria Umberto I).  Sulla prima parte del provvedimento, soddisfatto a metà il Presidente della Circoscrizione 8, Mario Cornelio Levi. “Esprimo l’approvazione – ha commentato – per una presa di posizione, seppur tardiva, su un fenomeno che era già apparso in tutta la sua gravità sin dai tempi dei frighi in via Pescatore. Come Ciroscrizione già da tempo ci siamo schierati contro l’anomalia dei locali di dimensioni ridotte che fanno solo somministrazione (vedi largo Saluzzo e via Belfiore). Con questa delibera – aggiunge ancora Levi – l’amministrazione tenta di mettere un freno all’espandersi del fenomeno, anche se ormai in San Salvario non ci sono più spazi fisici per nuove aperture. Il problema del disturbo ai danni dei residenti, però, resta e la delibera non parla di interventi rivolti contro la mala movida. Il Sindaco – conclude – può intervenire con limitazioni di orario e arrivare sino alla chiusura e al ritiro della licenza. Quindi, bene per il futuro, ma per il presente cosa si fa?”. Molto più critiche le associazioni e i comitati di cittadini che si battono per il diritto al riposo e alla salute. “A mio avviso – afferma Simonetta Clerici, esponente di spicco del coordinamento torinese – la proposta indica da una parte la ricerca dell’amministrazione di trovare soluzioni a un problema preoccupante e devastante, dall’altra la non capacità di affrontare il fenomeno negativo in maniera generale, organica e strutturale”. Dello stesso avviso Eliana Strona dell’associazione Rispettando San Salvario. “Il Comune, quando si decide a prendere provvedimenti, lo fa sempre a disastro avvenuto e ciò rende queste misure inadeguate alla gravità della situazione e quindi inefficaci. Forse potevano essere utili per prevenire, ma non per curare. L’unica soluzione consiste nell’applicare le leggi e farle rispettare attraverso regolari controlli a tappeto e relative sanzioni”.
Nonostante queste prese di posizione, da Palazzo Civico sostengono che un freno per il futuro andava messo, anche perché sono tanti i locali che in questi ultimi hanno aperto in San Salvario pur avendo una superficie inferiore ai 25 mq (ben 18 su 37 dal 2010 a oggi, ndr). (di Giovanni D’Amelio)

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Sezione: News

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