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La Comunità Ebraica e la città ricordano Emanuele Artom, giovane partigiano ebreo

Come tutti gli anni si terrà una marcia commemorativa che partirà dal binario 17 di Porta Nuova alle 11:30 di mercoledì 25. Arrivo in piazzetta Primo Levi.

Partirà dal binario 17 di Porta Nuova e si concluderà in Piazzetta Levi, davanti la Sinagoga, la marcia con la quale tutti gli anni la Comunità Ebraica ricorda Emanuele Artom. Il corteo si muoverà dal binario che vide partire per i lager nazisti gli ebrei e gli oppositori piemontesi. Emanuele Artom, giovane intellettuale torinese e militante del Partito d’Azione, invece morì da partigiano a soli 19 anni dopo essere stato catturato durante un rastrellamento a seguito delle torture che subì in carcere. Il corteo, al quale hanno aderito ANPI, Città di Torino e la Circoscrizione 8, si muoverà alle 11:30 da Porta Nuova e si concluderà in piazzetta Levi con gli interventi del sindaco Piero Fassino, del presidente della Comunità Ebraica Dario Disegni e della Comunità di Sant’Egidio Daniela Sironi.
Noi vogliamo ricordare Emanuele Artom con le parole di Giuseppe Segre, Presidente uscente della Comunità Ebraica.

“A Emanuele Artom il coraggio non mancava, ed ebbe modo di dimostrarlo, lui, mite e timido intellettuale, fisicamente piccolo e gracile, salendo in montagna, aderendo alla lotta armata per liberare l’Italia dall’oppressione nazifascista, fino alle estreme conseguenze. Non era una questione di coraggio: ma piuttosto di richiamo alla dignità ed alla responsabilità, Emanuele voleva insegnare nel 1941, i suoi diari ci ammoniscono oggi, che non si deve rimanere indifferente agli insulti ed alle minacce, e che proprio coloro che si trovano ad essere non toccati dalle offese, devono reagire ed opporsi, devono indignarsi di fronte all’infamia.
In ogni momento, nella consapevolezza che il fascismo si è imposto per l’indifferenza della maggioranza della popolazione, rivolge tutto il suo impegno nell’educazione alla democrazia, e nel costruire, con l’educazione civica, le basi per la futura democrazia, per la nostra democrazia.
Riferisce dell’incontro con un giovane studente che sembra molto valido ma … ma quando gli ho chiesto le sue opinioni politiche, mi ha risposto: “non ne ho”. Allora gli ho ripetuto quanto da due settimane vado ripetendo a tutti i miei uomini: … Il fascismo non è una tegola cadutaci per caso sulla testa; è un effetto della apoliticità e quindi della immoralità civile del popolo italiano. Se non ci facciamo una coscienza politica non sapremo governarci, e un popolo che non sa governarsi cade necessariamente sotto il dominio straniero, o sotto la dittatura di uno dei suoi”.
Pur nella ferocia della guerra civile, riuscì a mantenere sempre un comportamento mite. Scrive nei suoi diari che spera di poter salvare qualche imputato dai tribunali rivoluzionari, se sarà eletto commissario politico, e riferisce la risposta del padre, che gli ricorda il detto talmudico che un tribunale che pronuncia la condanna di morte una volta per secolo deve già essere considerato molto severo.
Sappiamo delle sue ultime ore da Silvio Rivoir, impiegato municipale di Torre Pellice, che fu arrestato per aver fornito documenti falsi a partigiani ed ebrei e portato prigioniero il 30 marzo nelle scuole di Luserna. Lì trovò Emanuele ridotto in pietose condizioni. Ricorda commosso di essere stato colpito dalla sua forza d’animo, quando già era orribilmente seviziato: quel giorno Emanuele ebbe una lunga conversazione con un soldato austriaco che era di guardia. Parlavano – dice Rivoir – delle cose importanti della vita, dei motivi morali ed umani che ci devono ispirare; Emanuele citava autori classici per dare forza al suo ragionamento, e l’altro capiva e si vedeva che era profondamente turbato. Se questo soldato ha vissuto – aggiunge Silvio Rivoir – deve aver ricordato quel colloquio per tutta la vita”.
Ci ha lasciato i suoi Diari su cui meditare. Quando guardo le grate di questa cancellata, cui 70 anni fa erano affissi i manifesti con slogan razzisti e minacce di morte agli ebrei, mi viene in mente l’insegnamento di Emanuele: se ci sono manifesti che offendono una categoria cui noi non apparteniamo, dobbiamo essere noi a strapparli, dobbiamo reagire all’offesa verso i diversi, e sentire ogni atto di razzismo come intollerabile”.

Per saperne di più: http://www.anpi.it/donne-e-uomini/emanuele-artom/http://www.torinoebraica.it/index.php?lang=it

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Sezione: Dal territorio

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