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Manifesto di Torino, le ragioni di una speranza

Un gruppo di intellettuali, docenti universitari, avvocati e giornalisti, hanno deciso di rispondere all’appello del Papa rivolto ai cattolici per un impegno diretto in politica, predisponendo il “Manifesto di Torino”; questa proposta, aperta all’adesione di tutti coloro che vi si riconoscono, ha lo scopo di cercare insieme ad altri una risposta ai grandi problemi del nostro tempo. Il “Manifesto” vuole essere anche un contributo al lavoro del “Collegamento Sociale Cristiano” che da tempo opera a livello nazionale nel solco della “Dottrina Sociale della Chiesa”, rispondendo così al grande appello rivolto dal Santo Padre Benedetto XVI a nome della Chiesa intera, ad ogni laico, cattolico e non, interessato al bene comune del nostro Paese. Certo l’impegno individuale di cattolici in politica c’è già, frammentato all’interno di tutto l’arco degli attuali partiti, ma è evidente che non è a questo che la Chiesa chiama: ognuno mette l’etichetta di “cattolico” a qualsiasi posizione, in un soggettivismo esasperato che, alla fine, non solo pone i cattolici in opposizione reciproca, ma li assoggetta a progetti e soluzioni contraddittorie in nome della disciplina del partito cui aderiscono. Il Manifesto mette in evidenza le linee guida e le ragioni dell’impegno in politica di tutti i cattolici, e può essere firmato da tutti coloro che si riconoscono in quanto esposto. Il 15 maggio, questo grande lavoro, verrà presentato a Torino, nell’ambito di un convegno presieduto da monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato, vicepresidente della CEI e presidente nazionale del “Collegamento sociale-cattolico”. (di Marco Bani)

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Sezione: Il Popolo della Libertà

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