Home » Dal territorio » Casa Oz, uno spazio di serenità e di mare calmo in corso Moncalieri

Casa Oz, uno spazio di serenità e di mare calmo in corso Moncalieri

La struttura è aperta alle famiglie che stanno vivendo una situazione di disagio. Qui, una mamma che segue il suo bimbo in ospedale trova a disposizione una stanza dove riposare, una mensa dove mangiare e una lavanderia da utilizzare.

Silvia Collazuol, dello staff di Casa Oz

Canta Roberto Vecchioni di Dorothy che chiese: “E chi è? Può ridarmi la casa?”: “Una casa? Per lui è uno scherzo” rispose il leone, “Può dare ogni cosa! A me lui darà un coraggio migliore che per un leone ci vuole anche quello, un cuore allo spaventapasseri, all’uomo di latta un nuovo cervello!…”.

A Torino un mago non c’è, né mai ci sarà, ma c’è un luogo che si chiama Casa Oz, perché Dorothy lì possa essere accolta quando arriva la bufera. La missione di Casa Oz, in pochissime parole, è proprio questa, ma le parole potrebbero essere molte di più. Sono quelle che ha usato Silvia Collazuol dello staff di Casa Oz per descriverci la “casa” e le sue finalità: “Vogliamo semplicemente essere di supporto alle famiglie che stanno vivendo un momento complicato: una malattia, una situazione di disagio. Qui una mamma che segue il suo bimbo in ospedale trova a sua disposizione una stanza dove riposare, una mensa dove mangiare e una lavanderia da utilizzare. Qui condividiamo spazi, giochi, sale letture. Abbiamo anche dei piccoli appartamenti dove le famiglie possono abitare. Diamo supporto psicologico, ma soprattutto cerchiamo di dare uno spazio di serenità, di mare calmo nella bufera. Una casa temporanea in attesa di ritornare in quella vera”. Oltre le parole ci sono i numeri, cifre che danno la reale dimensione di ciò che è diventata Casa Oz. Dalla nascita, nel 2008, la struttura ha ospitato 381 persone che significano 11.000 presenze, 4.884 nel 2011. Gli ospiti sono italiani, il 50%, e di altre nazionalità il restante 50. Le segnalazioni di bisogno di assistenza arrivano essenzialmente dagli ospedali, primo fra tutti il Regina Margherita, e dai servizi sociali territoriali. Significativo il fatto che il 25% degli ospiti si rivolge a Casa Oz autonomamente. Altro dato importante è che intorno all’associazione collaborano circa una cinquantina di volontari.

Sul coloratissimo sito dell’associazione potete meglio approfondire questa bella realtà: la descrizione completa della missione, della casa e delle attività, come sostenerla. Ci piace terminare quest’articolo con Fabio Geda che per la rubrica Agorà de “Il diario di Casa Oz”, scrive: “[…] Tra gli altri sta a noi, trentenni e quarantenni di oggi, cambiare le carte in tavola e cominciare a lavorare bene. Non solo per avere più fiducia negli altri, ma anche per ritrovare fiducia in noi stessi. Per questo quando entro in Casa Oz ho l’impressione che da esperienze come queste possa germinare il cambiamento: perché ci sono molti giovani, perché i gesti, anche i più semplici, sono puntuali e inequivocabili e parlano di cura, di attenzione e di rispetto per le vite degli altri, anche per quelle nelle quali è difficile entrare, anche per quelle che non ci è concesso comprendere, ma che siamo ugualmente chiamati ad accogliere”. Grazie Casa Oz. (di Augusto Montaruli)

Associazione CasaOz Onlus, corso Moncalieri 262 – Tel. 011.6615680 – 328.5427175 casaoz@casaoz.orgwww.casaoz.org

Tags: , ,

Sezione: Dal territorio

Lascia un commento