Home » News » Politica ed Amministrazione » La strage di via D’Amelio uccide Paolo Boresellino, 56 giorni dopo la morte di Falcone

La strage di via D’Amelio uccide Paolo Boresellino, 56 giorni dopo la morte di Falcone

L’antimafia perde un altro valoroso e importante servitore. La bomba venne radiocomandata a distanza, ma ad oggi non è ancora stata definita l’organizzazione dell’attentato.

La strage di via D’Amelio fu un attentato di stampo terroristico – mafioso messo in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta. L’attentato segue di due mesi la strage di Capaci, in cui fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia. L’esplosione, avvenuta in via Mariano D’Amelio dove viveva la madre di Borsellino e dalla quale il giudice quella domenica si era recato in visita, avvenne per mezzo di una Fiat 126 contenente circa 100 chilogrammi di tritolo. Secondo gli agenti di scorta, via D’Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato chiesto di procedere preventivamente ad una rimozione dei veicoli parcheggiati davanti alla casa, richiesta però non accolta dal comune di Palermo, come rilasciato in una intervista alla RAI da Antonino Caponnetto. Oltre a Paolo Borsellino morirono gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni. La bomba venne radiocomandata a distanza ma non è mai stata definita l’organizzazione della strage, nonostante il giudice fosse a conoscenza di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per essere utilizzato contro di lui. Si sospetta che il detonatore che ha provocato l’esplosione sia stato azionato dal Castello Utveggio (guarda video ).

Dopo l’attentato, l'”agenda rossa” di Borsellino, agenda che il giudice portava sempre con sé e dove annotava i dati delle indagini, non venne ritrovata. L’agenda rossa di Borsellino è il simbolo del popolo delle agende rosse che, guidate da Salvatore Borsellino, nel 2009 organizzò una grande manifestazion a Roma al grido di: FUORI LA MAFIA DALLO STATO. Oggi il popolo delle agende rosse sono a Palermo per ricordare e per testimoniare la voglia di non rassegnarsi. 

La figura di Paolo Borsellino, come quella di Giovanni Falcone, ha lasciato un grande esempio nella società civile e nelle istituzioni. Alla sua memoria sono state intitolate numerose scuole e associazioni, nonché (insieme all’amico e collega) l’aeroporto internazionale “Falcone e Borsellino” (ex “Punta Raisi”, Palermo), un’aula della facoltà di Giurisprudenza all’Università di Roma La Sapienza e l’aula del consiglio comunale della città di Castellammare di Stabia. Anche la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Brescia ha intestato una delle sue aule più suggestive di Palazzo dei Mercanti ai giudici Falcone e Borsellino. “Un giudice vero fa quello che ha fatto Borsellino, uno che si trova solo occasionalmente a fare quel mestiere e non ha la vocazione può scappare, chiedere un trasferimento se ne ha il tempo e se gli viene concesso. Borsellino, invece, era di un’altra tempra, andò incontro alla morte con una serenità e una lucidità incredibili”. (Antonino Caponnetto, intervista a Gianni Minà, maggio 1996).

Per approfondimenti:

La forza dei simboli Perchè Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vivono ancora

Strage di via D’Amelio: 4 arresti basteranno a fare giustizia?

Tags:

Sezione: Politica ed Amministrazione

Lascia un commento