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Responsabilità e crescita

Stiamo assistendo ad un lento peggiorare dei servizi che Torino, con il Sindaco Fassino, avrebbe il dovere di erogare ai propri cittadini contribuenti, smettendola di scaricare tutta la colpa sui tagli del Governo nazionale; ricordiamoci che il precedente Sindaco Chiamparino, in tempi non sospetti, ha lasciato un debito pro capite di ben 4.000 euro a residente, il più alto di tutta Italia. Alla luce di questo viene spontaneo fare una riflessione: “e se la smettessimo di lamentarci e provassimo ad amare un po’ di più la nostra città, occupandoci almeno del fazzoletto di terra che calpestiamo quotidianamente?”. Non ho visto solerti cittadini pulire dalla neve il proprio marciapiede, come non ho visto, in altra stagione, ripulirne le erbacce infestanti. Non ho visto potare le proprie piante che invadono il passaggio altrui, non vedo utilizzati i cestini e i cassonetti pubblici a dovere, ma tanta immondizia per terra. Non noto l’esigenza di occuparsi di chi ha più bisogno, ma molto di se stessi. Non vedo la preoccupazione di evitare l’altrui disturbo, ma l’intento di fare i propri comodi per perseguire i propri fini. Ho sentito però tante lamentele e la colpa è sempre degli altri. Neanche i regolamenti, che vigono in un Comune, come in un qualsiasi condominio, allertano la ragione che lascia spazio, ahimè, all’incuria, al menefreghismo e all’indifferenza. Siamo il Paese di Machiavelli e di Guicciardini le cui filosofie, superficialmente assimilate, inducono all’esaltazione della stima e della cura del nostro interesse particolare. Siamo individualisti, anarchici, capaci di grandi e isolati gesti eroici, ma più spesso di comportamenti meschini e immorali. E siamo diventati anche troppo indifferenti. Ecco, oggi più che mai, noto molta indifferenza nel cittadino comune: un brutto sintomo nel momento che stiamo vivendo. Bisognerebbe rimettere in campo un rimedio efficace: l’educazione. Bisognerebbe praticarla, diffonderla, conviverla, esercitarla sempre e dovunque. Ne scaturirebbe il rispetto degli altri e di quello che è di tutti. Attraverso una comune rieducazione all’attenzione si potrebbe sperare di vivere meglio la nostra città, che sicuramente non è stata e non è ben amministrata, ma cui manca l’aiuto di buona parte dei propri abitanti. Per progredire occorre che ogni singolo cittadino partecipi alla vita pubblica con maggiore impegno, che reclami i propri diritti e che assolva in prima persona i propri doveri. Lo sviluppo di una cittadinanza più matura, consapevole e partecipativa, magari utilizzando la potenza dei nuovi mezzi di comunicazione che la tecnologia ci mette a disposizione, come ad esempio Internet, forse può ancora salvarci.

Cristiana Tommasi Pellegrino, Capogruppo PDL

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Sezione: Il Popolo della Libertà

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