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Le storie di OttoInforma: l’avvocato Ottolenghi ha 98 anni e una lunga vita da raccontare

Il giurista lavora tre giorni la settimana, prende il bus in piazza Zara e poi la metropolitana per recarsi in ufficio. L’ultima causa l’ha vinta di recente, riguardava il castello di Cherasco.

L'avvocato Massimo Ottolenghi

E’ stata Rosalba Durante a portarci da Massimo Ottolenghi che saputo di Ottoinforma voleva suggerirci una collaborazione con il giornale del suo quartiere, “Il Pilonetto”.  Per questo, e non solo, ne scriviamo. Incontrare Ottolenghi è stupore e ammirazione, ascoltarlo è come essere tra le pagine di un libro o in un documentario sulla storia del nostro paese. Ci presentiamo, raccontiamo del nostro giornale di Circoscrizione. Ci dice che lui è stato direttore di GL, il giornale di Giustizia e Libertà e ci racconta che il primo nucleo di resistenza antifascista, nato immediatamente dopo la presa del potere di Mussolini, era proprio nel nostro territorio, a Cavoretto, dove si stampavano giornali clandestini che da lì partivano in tutta Italia. I giornali si stampavano su fogli sottilissimi, si nascondevano nelle arnie per non essere trovati durante le numerose perquisizioni. Poi con quei fogli si avvolgevano i barattoli di miele e così li “esportavano” ovunque. Di quel miele Massimo Ottolenghi si è nutrito e l’ha condiviso con Massimo Mila, i Pajetta, Leone Ginzburg conosciuti a scuola quando frequentava il liceo D’Azeglio. Quel liceo dove fu bocciato da un’insegnante di educazione fisica, capo manipolo fascista, perché si rifiutava d’indossare la divisa d’ordinanza. Ci racconta delle leggi razziali, lo fa narrando del suo matrimonio, tecnicamente nullo perché lui ebreo al 50% non poteva per legge sposare un’ebrea al 75%. Avrebbe “infettato” la razza, sarebbe diventato ebreo al 100%. Anzi ebreo recidivo. Suo padre ideò uno stratagemma burocratico che permise a Ottolenghi e signora di sposarsi. Poi la guerra, la signora Lyda Ottolenghi con una bambina piccola per sfuggire alle persecuzioni razziali “ricoverata” a Villa Cristina grazie a Carlo Angela, padre di Piero Angela, che la dirigeva. Carlo Angela non aiutò solo la signora Lyda, salvò molti ebrei e fu nominato Giusto tra le nazioni dallo stato d’Israele. Si potrebbe continuare per pagine il racconto di Massimo Ottolenghi, meglio leggere il libro che ci ha regalato e dedicato salutandolo: “Per un pezzo di patria”. Uscendo da casa sua ci sentiamo meglio, “contagiati” da un signore di novantotto anni che invita a ribellarsi per pretendere la legittimità delle istituzioni e il rispetto della legge e della Costituzione. (di Augusto Montaruli)

Dal sito http://www.chiarelettere.it/author/ottolenghi-massimo/#biografiautore

Massimo Ottolenghi è nato nel 1915 a Torino. Amico e compagno di scuola di Oreste Pajetta, Emanuele Artom, Luigi Firpo, allievo di Massimo Mila, partecipò fin dall’inizio alla Resistenza con Giustizia e Libertà (è stato anche responsabile del quotidiano «GL»). Già militante del Partito d’azione con Ada Gobetti, Alessandro Galante Garrone, Giorgio Agosti, fu magistrato negli anni del dopoguerra, quindi avvocato civilista. Nella sua lunga carriera forense ha anche partecipato, in qualità di avvocato della famiglia, alla liberazione di Carla Ovazza, madre di Alain Elkann, rapita nel 1974. È autore di diversi libri, tutti scritti negli ultimi anni: Il palazzo degli stemmi (Gribaudo 1990), La finestra di Kuhn (Gribaudo 1994), Dal paese di Darvindunque (Elede 1997), Pendolo (Araba Fenice 2004), Perle nere. Storia di una vita ritrovata (Araba Fenice 2006), Per un pezzo di patria (Blu edizioni 2009), ‹Ribellarsi è giusto› (Chiarelettere 2011).

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Sezione: Cultura, scuola e sport, Dal territorio

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