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I bambini: “La Mafia è una cosa brutta, per questo dobbiamo stare dalla parte giusta”

Si è chiuso questa mattina, alla presenza del Procuratore Caselli, un primo ciclo di lavoro sull’educazione alla legalità svolto dalla terza B, scuola elementare Roberto D’Azeglio. Molta la curiosità dei giovani studenti espressa con diverse domande al magistrato.

Un interessante lavoro svolto in classe sul tema della lotta alle mafie ha permesso a un folto gruppo di bimbi di riflettere sull’importanza dei comportamenti ispirati ai principi della convivenza civile e al rispetto di doveri e diritti. Oltre che partecipare al concorso promosso dalla Fondazione Falcone dal titolo “Geografia e legalità” – Sconfiggere la mafia nella mia Regione. E questo percorso educativo, portato avanti in questi mesi con l’aiuto dell’associazione Libera, si è completato incontrando Gian Carlo Caselli, il Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Torino. Nel salone della D’Azeglio (via Santorre di Santarosa 11), si è subito respirato un’aria  di convivialità e di allegria che ha visto il coro della scuola aprire l’evento cantando due canti popolari. A seguire ha preso la parola Lucia Colucci, l’insegnante della terza B che si è cimentata con i giovanissimi allievi in questo viaggio nell’antimafia. La docente ha raccontate le tappe di questo percorso, sottolineando che l’insegnamento dei valori della legalità già nella tenera età è un aspetto importante per la crescita dei futuri cittadini. “Per questo – ha concluso Colucci – chi iscriverà i propri figli alla D’Azeglio, vicino allo studio delle materie classiche potrà contare anche su un corso di educazione alla legalità, che dal prossimo anno sarà più strutturato rispetto a quello sperimentale di quest’anno”.

A questo punto i bimbi hanno guidato il pubblico, composto prevalentemente da genitori, in una brevissima storia della mafia per poi concentrare l’attenzione sulle domande a Caselli. “E’ difficile fare il tuo mestiere?”, “Ti piace lavorare per la nostra sicurezza?”, “Perché il maxiprocesso si chiama Minotauro?”, “Perché la mafia non è ancora stata sconfitta?”, “Cosa possiamo fare noi come cittadini?”. Il Procuratore ha cercato di rispondere a tutti questi interrogativi, utilizzando esempi, metafore e facendo a sua volta domande. “Fondamentale – ha espresso in un passaggio il magistrato – è rispettare le leggi perché esse servono a far vivere meglio la gente”. (di Giovanni D’Amelio)

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Sezione: Cultura, scuola e sport

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