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Commercio di prossimità/5: “In questo periodo di crisi anche la salute passa in secondo piano”

Nel nostro giro tra gli esercizi commerciali del territorio non poteva mancare una farmacia, che non è solo un negozio, ma anche un servizio, rivolto alla salute e al benessere del cittadini. 

“Le medicine si comprano nei dieci giorni tra la fine del mese e l’inizio di quello successivo. Quando è accreditato lo stipendio o la pensione. Si acquista il minimo indispensabile”. Comincia così la responsabile della farmacia alla quale abbiamo chiesto come sta andando in questo settore importante per la salute della gente. Puntuale arriva il dato ormai consolidato del calo di fatturato, le cause sono molteplici, ma è soprattutto effetto della crisi e del calo drammatico del potere d’acquisto. Un dato su cui ragionare è l’aumento delle esenzioni da ticket per reddito, non sono più pensionati con pensione minima a usufruirne, ma anche altre fasce di età, giovani compresi. “Si rimanda l’acquisto del farmaco e spesso si rinuncia, anche la salute in questo periodo passa in secondo piano“. Tornando al settore farmacia, si sente la concorrenza della vendita farmaci e strumenti medicali via internet. “Cià comporta un risparmio, ma si rinuncia al rapporto di fiducia, a volte confidenziale, con il farmacista” dice la dottoressa, che sottolinea pure la fatica nel mantenere un servizio di apertura notturno. “Anche le offerte e i servizi aggiuntivi che offriamo non riscuotono successo: un’analisi del tasso glicemico la proponiamo a 5 euro, ma per molti sono una cifra non sostenibile. La misurazione della pressione funziona di più perché lo offriamo gratuitamente. Continuiamo a dare il solito servizio, cerchiamo di venire incontro ai nostri clienti con la nostra disponibilità, a consigliare e ad ascoltare. Ma la politica dei prezzi dei farmaci è incomprensibile, gli stessi medicinali hanno prezzi decisamente diversi nei paesi della comunità europea”. I dati che emergono, al contrario di altri settori, non fanno intravedere un cambiamento che, se gestito bene, potrebbe essere positivo se pensiamo alla lotta agli sprechi. In questo caso siamo alla rinuncia di un bene essenziale, la salute delle persone. Se a questo aggiungiamo i continui tagli alla sanità pubblica e l’offerta del privato che è ormai competitiva con il costo del ticket il quadro della situazione attuale è bello che disegnato. Per questo si vendono gli ospedali. (di Augusto Montaruli)

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Sezione: Lavoro e commercio

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