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Amara Lakhous, il maialino e la necessità di chiudere il passato per progettare il futuro

Lo  scrittore algerino, che vive in San Salvario, racconta brevemente a Ottoinforma la genesi e il messaggio di fondo del suo ultimo romanzo presentato durante il recente Salone OFF.

Lo scrittore Amara Lakhous

Amara Lakhous si definisce un albero che cammina, un albero che arriva dall’Algeria e dopo aver radicato a Roma sceglie San Salvario per mettersi, per quanto tempo difficile prevederlo, a dimora. Amara lo avevamo incontrato in occasione del Salone Off quando ha presentato il suo ultimo romanzo, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario nella nuova biblioteca civica di via Lombroso. Incuriositi dal titolo del romanzo e soprattutto dal suo autore abbiamo voluto incontrarlo perché ci raccontasse la sua visione del mondo, perché San Salvario, a guardarlo bene, è il mondo. Prima però abbiamo letto, godendocelo, il suo romanzo.

Amara Lakhous a Torino, la prima volta ci arriva per lavoro nel 2005, scende dall’aereo e prende un taxi che lo porta in un albergo, a San Salvario. Durante il tragitto ascolta, lui profugo algerino, il taxista che non gli risparmia una filippica contro i meridionali: una sequela di luoghi comuni che ancora radica (c’è radice e radice) e che non si aspettava dopo decenni dalle ondate migratorie dal Sud Italia, dopo una Fiat che non c’è più, in una Torino che ha cambiato volto e volti. La sera uscendo dall’albergo si addentra nel quartiere e scopre un mondo, il mondo. Un mondo che contrasta con la visione del vivere, e del convivere, del taxista. Amara lo esplora quel mondo: gente, profumi, odori, abbigliamenti, luoghi.  Un esploratore vero racconta ciò che vede e Amara, per farlo, progetta un romanzo ambientato proprio a San Salvario, dove qualche anno dopo decide di risiedere per definire gli ultimi dettagli del libro. O forse per diventare da residente uno dei protagonisti del romanzo.

Nel romanzo c’è molta San Salvario, c’è Enzo Laganà, il giornalista calabrese, di origine (siamo tutti di origine di qualcosa o di qualcuno), un senegalese, la comunità islamica, il gestore del locale storico del quartiere, il fondatore di un comitato per “gli italiani padroni a casa nostra” e un maialino italianissimo (come lo definisce il “fondatore”) che qualcuno vide passeggiare nella moschea. Il maialino diventa pretesto e metafora per rappresentare i luoghi comuni e l’accanirsi sulla difesa di presunte supremazie culturali (?) o di etnie. “Al contrario – come afferma Amara – dovremmo sforzarci di chiudere con il passato (caro taxista…) e progettare il futuro. La rivendicazione dello ius soli è uno dei simboli che aiuta a progettarlo il futuro. Futuro che dovrebbe prevedere un italiano nuovo”. L’italiano nuovo che ci aiuterebbe a diventare cittadini di una nuova e unita Europa. Aggiungiamo. Intanto Amara progetta un seguito con Laganà protagonista e molto probabilmente lo farà sbarcare a Detroit, dove esiste una delle più grandi comunità islamiche degli Stati Uniti. L’albero che cammina attraversa anche gli oceani. Non lo sapevate? Chiedete ad Amara Lakhous che vi racconterà meglio, un’occasione per farlo sarà martedi 18 giugno alle 21 da Trebisonda. (di Augusto Montaruli)

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Sezione: Cultura, scuola e sport

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