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Un giorno con Bruno Caccia, il Procuratore di Torino ucciso dalla ‘ndrangheta trent’anni fa

Nel pomeriggio di ieri, a Palazzo Civico si è tenuta la commemorazione del magistrato. In mattinata la posa dei fiori in Circoscrizione sulla targa posta in via Sommacampagna.

La commemorazione di Bruno Caccia in Sala Rossa

Nel trentennale dell’assassinio di Bruno Caccia, procuratore capo della Repubblica di Torino, la Città ha voluto ricordare la figura del magistrato con una cerimonia solenne in Sala Rossa. Un evento non retorico, che ha sottolineato la necessità di fare emergere tutta la verità sull’omicidio e di fare chiarezza sul contesto in cui è maturato, per trasmettere memoria e affermare i principi di legalità e giustizia. Alla commemorazione hanno preso la parola il presidente del Consiglio Comunale Giovanni Maria Ferraris, il vice procuratore onorario Paola Bellone, il docente di Sociologia dell’Università degli Studi di Torino Rocco Sciarrone, il procuratore Gian Carlo Caselli, il sindaco Piero Fassino e Guido Caccia, figlio del magistrato ucciso dalla ’ndrangheta il 26 giugno 1983 davanti alla sua abitazione, in via Sommacampagna 15 a Torino. Tutti gli
interventi non hanno solo ricordato la figura del giudice e del suo importante operato, ma anche sottolineato che a distanza di 3 decenni c’è ancora la necessità di fare luce su quello che a oggi rimane l’unico delitto eccellente contro le istituzioni compiuto nel Nord Italia dalla criminalità organizzata. Quello di Bruno Caccia – ha precisato Rocco Sciarrone – fu un omicidio anomalo, in un momento in cui la Procura di Torino era impegnata sulle tre principali emergenze nazionali: il terrorismo, la criminalità organizzata e la corruzione politica. In Piemonte, Caccia indagava sulle tangenti, sullo scandalo dei petroli, sul riciclaggio di denaro sporco nei casinò, a partire da Saint-Vincent. E in quella fase, il cosiddetto clan dei calabresi aveva costruito legami con alcuni rappresentanti delle istituzioni, anche tra la stessa magistratura. Si costruiva una criminalità dei colletti bianchi, collegata a settori della politica: un contesto che favoriva la penetrazione nella società da parte dei gruppi mafiosi, con forti disponibilità economiche”. Gian Carlo Caselli è andato oltre: “Oggi, anche grazie a cerimonie come questa, stiamo uscendo dalla rimozione e dall’oblio di quell’assassinio. Oblio che ha spalancato le porte all’infiltrazione della ’ndrangheta nel Comune di Torino. Nel processo Minotauro ho parlato stamani per tre ore della collusione tra la politica e la ’ndrangheta. Processo che è un’occasione irripetibile, da non perdere, perché chi paga tale infiltrazione alla fine sono i cittadini tutti. E resto convinto che saremo in grado di affrontare questo difficile compito”. Anche il Sindaco Piero Fassino ha fatto un parallelo tra ieri e oggi: “Bruno Caccia, medaglia d’oro al valor civile, fu uno strenuo difensore del diritto, esempio straordinario di lealtà pubblica e di coraggio civico. Il procuratore Caccia comprese trent’anni fa quanto fosse insidiosa la strategia della criminalità organizzata per allargare la propria diffusione nel Nord. Oggi il processo Minotauro ci consegna una rappresentazione del sistema delle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia che conferma la lucidità e la preveggenza dell’analisi e dell’azione del dottor Caccia. Come magistrato svolse un’azione determinata e inflessibile nell’affermare le ragioni della giustizia e del diritto, in una stagione in cui si intrecciavano terrorismo e criminalità organizzata e iniziava a emergere un vasto sistema di corruzione e collusione tra mondo degli affari e istituzioni. E tutti abbiamo il dovere di fare memoria e trasmettere alle generazioni future i principi di diritto e legalità in cui lui credeva. Soltanto insegnando il rispetto delle regole possiamo garantire l’uguaglianza dei diritti e la possibilità per ciascuno di esercitarli. Il Consiglio Comunale di Torino non può quindi che condividere l’appello lanciato dai figli del procuratore ucciso perché sia ricostruito tutto ciò che è accaduto. Serve un laboratorio di verità per fare luce su un passato ancora in parte oscuro e opaco”. I ringraziamenti di Guido Caccia hanno chiuso la cerimonia.

Nella mattinata di ieri, in via Sommacampagna 15 è stato reso omaggio alla targa posta sul luogo dell’omicidio. Alla cerimonia, organizzata dal Comitato cittadino per la legalità della Circoscrizione 8, oltre ai familiari di Bruno Caccia, sono intervenuti Mario Cornelio Levi, presidente della Circoscrizione 8, Pier Franco Quaglieni, direttore del Centro Pannunzio, e Andrea Zummo, dell’associazione Libera. In rappresentanza della Città di Torino era presente il presidente del Consiglio Comunale Giovanni Maria Ferraris.

La giornata in ricordo del magistrato si è chiusa in serata con un incontro alla Fabbrica delle E (corso Trapani 91), sede dell’associazione Libera. Per l’occasione è stato proiettato il video “Bruno Caccia, una storia ancora da scrivere”.

A ricordare Caccia, interverrà anche Roberto Saviano (giovedì 27 giugno) alle ore 15 nell’aula magna del Palazzo di Giustizia, con l’incontro “Le mafie al Nord – L’impegno nel contrasto della criminalità organizzata”. Infine, venerdì 28 giugno, a Ceresole d’Alba, dove il magistrato è sepolto, alle ore 21, nella chiesa della Madonna dei Prati, si terrà l’incontro “Ceresole ricorda Bruno Caccia”.

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Sezione: Politica ed Amministrazione

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