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Movida a San Salvario: quel che resta della notte in un normale venerdì di inizio estate

OttoInforma, in compagnia del comandante dei Vigili Urbani della sezione di via Saluzzo, per quasi quattro ore ha girato tra le vie del quadrilatero. Nel pomeriggio di martedì 2 luglio è in programma una commissione circoscrizionale sul tema.

Il nostro “giro” tra i tavoli della movida sansalvariese inizia intorno alla mezzanotte appena passata. Si parte da quella che ancora oggi viene definita la “croce di San Salvario”, ovvero quel punto che segna l’intersezione tra via Berthollet e via Saluzzo. Punto storico, fino a qualche anno fa, dello spaccio di droga nel quartiere. Centinaia e centinaia di persone, soprattutto giovanissimi e giovanissime, affollano i locali, i dehors, le strade della zona che stiamo per “visitare”. L’atmosfera che si respira è di allegria e di festa, ma il vocio in alcuni frangenti è talmente rumoroso che per comunicare dobbiamo a nostra volta alzare la voce. Insieme a chi scrive e all’altro redattore di OttoInforma, il consigliere Augusto Montaruli, c’è il comandante della sezione di Polizia Urbana della Circoscrizione 8, Piero Zabeo, il coordinatore della commissione Commercio, Andrea Demasi, e un redattore de La Stampa. Zabeo fa da moderno Cicerone, segnalando da dove provengono le maggiori criticità e quali gli interventi compiuti dalle forze dell’ordine per cercare di modificare questo stato di cose. Le sue parole sono una specie di prova generale alla commissione circoscrizionale sul tema della movida che si svolgerà martedì 2 luglio alle 17e30 in via Campana 32 e a cui è stato invitato per descrivere i risvolti del fenomeno.

Durante il nostro percorso incrociamo più volte alcuni agenti di Polizia e alcuni Vigili Urbani della 8 in servizio. Tutti, naturalmente, in borghese. Notiamo anche la presenza di una pattuglia di Carabinieri che batte il territorio a bordo di un auto. E’ quasi l’una quando giungiamo in largo Saluzzo, pressoché satura di gente con il sorriso in bocca ed il bicchieri in mano. Qualche minuto dopo assistiamo in via Baretti al fermo di uno spacciatore di droga. Un suo “socio” è riuscito a scappare. Ritorniamo sui nostri passi e ci fermiamo a discutere con il proprietario delle Lanerie San Salvatore, uno dei locali che ha aderito all’associazione di commercianti “Amo San Salvario”. Ci parla di pedonalizzazione notturna di parte del quartiere, di campagne di sensibilizzazione contro il rumore, di regole etiche che gli associati al gruppo stanno cercando di darsi. Lui abita a pochi metri di distanza, capisce le lamentele dei residenti, ma rivendica il diritto a svolgere la sua attività.

Sono quasi le tre, i “movidari” iniziano a scemare, ma il contesto è decisamente cambiato rispetto a un paio di ore prima. In piazza Saluzzo incrociamo una ragazza in terra, talmente ciucca da non riuscire a stare in piedi, e il suo fidanzato che cerca di tirarla su. Altri “zombie” barcollanti ci passano vicino. La puzza di orina in alcuni punti, soprattutto a ridosso dei cassonetti dell’immondizia, è nauseabonda. “Stasera ne abbiamo multati tre” ci dice un Vigile “cento euro ad infrazione”. Ma non sono le uniche contravvenzioni della serata: un market è stato “beccato” per la terza volta a vendere alcolici fuori dall’orario consentito. La “botta” è stata di 6.600 euro.

Mancano pochi minuti alle quattro, i locali hanno chiuso o sono lì per farlo. La folla di avventori di inizio nottata si è tramutata in sporadici capannelli di persone. Le strade sono ricoperte di cocci, di bicchieri di plastica e in alcuni punti di vomito. Muniti di pettorina, alcuni addetti dei locali iniziano a circolare con dei sacchi neri per rimuovere parte dei rifiuti in strada. A San Salvario vecchia si è concluso un altro “normale” venerdì notte di inizio estate. (di Giovanni D’Amelio)

QUEL CHE RESTA DELLA NOTTE – Solo poche ore prima l’inizio del nostro giro tra i luoghi della movida di San Salvario, l’orchestra del Teatro Regio aveva regalato Beethoven nel salotto buono della città, in una piazza dedicata ai pedoni, si ascoltava la musica in silenzio, quasi in soggezione seduti su sgabelli portati da casa, per terra o sul sellino della bici o nei dehor dei caffè. Questo nel salotto buono della città. Poche ore dopo, a soli dieci minuti a piedi camminando rilassati dalla piazza di Beethoven, in un’altra piazza, terminiamo la nostra esplorazione, dopo aver assistito a fermi per spaccio, multe a esercenti che non rispettano leggi e regolamenti, discusso con gestori, aver visto biciclette appese a serrande, auto e moto che girano alla ricerca di un parcheggio, taxi che portano e riportano, musica a tutto volume, da un unico locale a dir la verità ma che faceva per quattro. Questo nel cuore del quartiere, in poche centinaia di metri quadrati, a dieci minuti a piedi dal salotto buono dove suonava l’orchestra del Regio. Nella piazzetta, prima di tornare a casa (sono le tre del mattino), incontriamo due giovani ventitreenni che ci ricordavano il gatto e la volpe, l’aria furbetta nonostante lo sguardo perso e annebbiato dall’alcool.  Il gatto, piccolino con baffetti improbabili e sbornia ciarliera, chiede una sigaretta e comincia, tenta almeno, una discussione sul problema movida; l’altro, la volpe, più alto, con la sbornia seriosa, gli dice di smetterla. Quanto hai bevuto? Chiediamo al gatto. Dieci euro ha bevuto: sei chupito e due birre. Li ha bevuti al discount dell’alcol, facendo una lunga fila per entrare e per essere servito, per poi uscire da quei pochi metri di somministrazione e bere in strada, in piedi. La fila l’ha fatta più volte, fino a terminare i dieci euro. E tra un chupito e una birra, c’è la sosta cassonetto a svuotare la vescica. A svuotarla lì, ai margini di largo Saluzzo, a due metri dal sagrato dove dorme un barbone che ricambia l’indifferenza ignorando la folla che beve e chiacchiera.

Si torna a casa mentre l’addetto del discount alcolico, con salopette d’ordinanza riempie il cassonetto “vespasiano” di sacchi di bottiglie consumate, indifferente e senza differenziare. Si torna a casa con la sensazione che quel che resta della notte è qualche bottiglia rotta sul selciato e un forte puzzo di orina. C’è da fare, e subito, un bel tagliando a San Salvario. Perché lo merita, perché è bello viverci e perché una sana convivenza è possibile. Beethoven potremmo godercelo anche qui. (di Augusto Montaruli)

 

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