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L’Indice, la prestigiosa rivista letteraria e di critica libraria “abita” in San Salvario

OttoInforma è andato a far visita ad una delle più importanti cooperative di editoria italiana ed è subito nato per il futuro un rapporto di collaborazione che può far bene al territorio. Pubblichiamo la recensione di un libro concessaci dalla testata.

Forse non tutti sanno, direbbero quelli della Settimana Enigmistica, che in San Salvario, in via Madama Cristina a pochissimi metri dalla piazza omonima, ha sede la redazione della rivista italiana più prestigiosa e ormai unica di critica libraria, L’Indice. Quando lo abbiamo saputo, abbiamo subito cercato un contatto e siamo andati a bussare in redazione, non potevamo non raccontarvi e, soprattutto, non cercare di stabilire una relazione finalizzata a possibili e auspicabili forme di collaborazione, ma andiamo per ordine e raccontiamo prima della rivista. La testata, per trent’anni graficamente arricchita dalle copertine di Tullio Pericoli che da questo mese ha ceduto il testimone a Franco Matticchio, nasce nel 1984 intorno ad un gruppo d’intellettuali torinesi tra i quali Cesare Cases, Gian Giacomo Migone, Diego Marconi, Gianni Rondolino, Luciano Gallino, Marco Revelli e tra i collaboratori figure di assoluto valore come Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Stefano Rodotà per citarne solo alcuni di un lungo e glorioso elenco. Lo scopo, la mission si direbbe adesso, è sintetizzata da Cesare Cases che annunciando la nascita della rivista la spiega così: “L’essenziale è che attraverso l’esposizione il lettore acquisisca una chiara idea di quel che il libro è e delle ragioni della sua importanza, ragioni che hanno fatto sì che lo scegliessimo a differenza di altri”. Divulgare e recensire libri senza condizionamenti, potrebbe essere un’ulteriore sintesi di un progetto editoriale che si scontra con una realtà che tende a promuovere commercialmente e a bruciare la produzione editoriale in poche settimane. Un progetto finanziariamente complicato da sostenere, a causa del calo della pubblicità su carta e con costi in aumento, che continua grazie al prestigio, essere recensiti da L’Indice è una meta, al lavoro volontario e alla volontà di tener fede all’autonomia editoriale rifiutando proposte allettanti che non mancano. Ora sono 5.000 i lettori de L’Indice, di cui più di 3.000 abbonati molti dei quali hanno scelto la neonata versione digitale della rivista. Al sostegno dei lettori si affiancano le collaborazioni con la Fondazione Bottari-Lattes alla quale sono dedicate due pagine ogni mese e quella con il premio Italo Calvino il più prestigioso tra i premi destinati a scrittori esordienti. A raccontarci de L’Indice è Andrea Pagliardi, giovane direttore editoriale della rivista, laureato in filosofia ed esperto di cinema d’animazione. Con lui abbiamo discusso di progetti, di come una rivista così importante possa interagire con il territorio che la ospita: con le librerie indipendenti e con la nuova biblioteca civica per esempio. Ne riparleremo sicuramente, interesse e disponibilità ci sono, intanto abbiamo “strappato”, a dir la verità con pochissimo sforzo, la pubblicazione periodica di una loro recensione sul nostro giornale.  Onorati e felici. (di Augusto Montaruli)

Per saperne di più: www.lindiceonline.com

Con la recensione di Aldo Fasolo de “La donna di troppo” di Enrico Pandiani inizia la collaborazione tra OttoInforma e la rivista L’Indice. Perché Pandiani? Abbiamo scelto di cominciare da lui per due motivi: perché ci piace e perché, la ragione principale, il suo romanzo attraversa anche la Circoscrizione 8. Non vi diciamo come l’attraversa per non guastarvi il gusto della sorpresa. Buona lettura.

Enrico Pandiani, LA DONNA DI TROPPO, pp. 350, € 17, Rizzoli, Milano 2013

Enrico Pandiani

Enrico Pandiani cambia: non più una piccola meritevole casa editrice e una diffusione attraverso i tamtam orizzontali dei lettori, ma un grande editore e l’uso di strumenti di comunicazione moderni, come un book-trailer e un prequelper iPad, illustrato dall’autore, grafico e fumettista di prim’ordine; non più, almeno questa volta, il commissario Mordenti e i suoi italiens, ma una ex poliziotta, Zara Bosdaves, divenuta investigatore privato in una Torino sulfurea; non più la narrazione in prima persona, ma una narrazione in terza. Enrico Pandiani non cambia: percorre i confini del genere noir, ripetendone gli stereotipi, ma in modo fresco e accattivante; usa un linguaggio tagliente e un’analisi psicologica sfumata, che appare ancora più camaleontica, passando da un romantico macho a una grintosa, irriducibile, sensuale, romantica donna. E lo sfondo non è più Parigi, con divagazioni, ma la capitale subalpina dove, ormai spente le smanie della “città che brucia”, convivono vitali realtà multietniche e antiche stratificazioni sociali, dove il potente ignorantone è contiguo allo squallido sicario, che nei ritagli di tempo legge Saramago. È una Torino sull’orlo di un cambiamento che non avviene mai, teatro ideale per storie di potere e di famiglie, provinciale e cosmopolita. La storia è travolgente per azione, piena di riferimenti, dalla musica alla letteratura, ricca di caratteri umani, mimetica al punto che l’autore si reincarna in un personaggio femminile, pur non rinunciando a un cameo personale sotto le vesti di un Paolo Artaban. E che, lasciate le fumisterie esoteriche di una Torino magica, ambienta la scena madre nella “contrada delle ghiacciaie”, in quella Porta Palazzo che era il clou narrativo di un’altra “donna” (quella della domenica), per divenire qui il gate fra legalità, violenza, immigrazione, corruzione, vita. ALDO FASOLO

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Sezione: Cultura, scuola e sport

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