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Equilibrio precario, vulnerabilità sociali e rischio povertà tra gli anziani di San Salvario

L’associazione di promozione sociale “Quindi ci sei”, in collaborazione con la cooperativa “Educatori di strada” nei giorni scorsi hanno proposto e presentato in Circoscrizione il progetto “Oppurtunitas: una nuova strada per diventare anziani”.

Nella San Salvario frequentata da molti giovani che qui vengono ad abitare, un’importante fetta di popolazione è costituita da anziani, molti dei quali vivono soli privi di una rete familiare e sociale che possa assisterli. Basti pensare che il 47% delle donne oltre i 65 anni vive da sola, il 25% invece gli uomini. Le condizioni di molte di queste persone è di solitudine, di fragilità psicologica dovuta a mancanza di relazioni, di insicurezza. Il tutto aggravato pesantemente dalla crisi economica. Alcuni non conoscono l’esistenza dei servizi sociali sul territorio, altri si rifiutano di accedervi in quanto vivono con “vergogna” la necessità di farlo. Serve altro, quindi, c’è bisogno di un “supporto di strada” che si metta in relazione con questa realtà. Realtà che è visibile, non è insolito vedere un anziano che fruga tra i cassonetti o compra il minimo indispensabile al banco della frutta del mercato rionale o affida spiccioli e speranze alla slot machine e al gratta e vinci (purtroppo disponibile anche negli uffici postali luoghi tra i più frequentati dalle persone anziane). Questa situazione è stata ben descritta in una recente pubblicazione, dedicata proprio al quartiere di San Salvario, della Caritas (P. Dovis, In precario equilibrio vulnerabilità sociali e rischio povertà, Ega Editore, Torino, 2009.). Al supporto di strada ha pensato l’associazione di promozione sociale “Quindi ci sei” in collaborazione con la cooperativa “Educatori di strada” che hanno proposto e presentato in Circoscrizione il progetto “Oppurtunitas: una nuova strada per diventare anziani”. E’ un progetto in più fasi che parte dall’osservazione della realtà, con i servizi sociali della Circoscrizione saranno mappati i luoghi da osservare e in cui intervenire; la seconda fase prevede la mappatura delle risorse con cui collaborare e fruibili dagli anziani; la terza fase è quella, più sensibile, della presa di contatto per stabilire una relazione; la quarta fase, stabilita la relazione, è quella dell’accompagnamento soprattutto verso luoghi di aggregazione come i centri d’incontro, le biblioteche civiche ed altro; le successive fasi sono dedicate alla proposta e alla messa in atto di attività che vadano a creare una rete solidale, il coinvolgimento di anziani volontari che possano diventare dei punti di riferimenti e stabilire una relazione “tra pari”. Infine, l’ultima fase, è quella della verifica e del monitoraggio del progetto. “Alla solitudine, alle difficoltà economiche va aggiunta, ci dice Matteo Aigotti che ha presentato il progetto in commissione circoscrizionale, la difficoltà per gli anziani di convivere con il cambiamento del tessuto urbano in cui vivono. Rifiutano, perché non coinvolti, gli stranieri, i cambiamenti urbanistici e di vita del quartiere”.

Questo è un segnale forte che rende urgente e indispensabile la realizzazione del progetto, non è pensabile escludere una fetta così importante di popolazione, che ha sicuramente molto da ricevere e, siamo certi, può contribuire a fare in modo che il concetto di comunità si realizzi concretamente. C’è molto da immaginare e da fare, ma le basi per realizzarla, la comunità, ci sarebbero. (di Augusto Montaruli)

 

 

 

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Sezione: Dal territorio

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