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Il Giorno della Memoria, le iniziative e gli appuntamenti in Circoscrizione e in Città

“… Poi all’improvviso tutto finì, poco per volta si strinsero in modo soffocante intorno a lui e alla sua famiglia: il suo orizzonte si tinse di toni plumbei. Nel 1938, la promulgazione delle leggi razziali si abbatté come una mannaia sulla serena esistenza di mio nonno. Mia mamma non poté completare i suoi studi e mio nonno non poté più lavorare, non poté… non poté esistere… Ma il dramma non aveva raggiunto il suo culmine. Proprio a Moncalieri, nell’aprile del 1944, mentre mio nonno era fuori casa per fare una telefonata, i tedeschi, guidati da una soffiata, costata sicuramente poche lire, sorpresero mia nonna (aveva 42 anni) e se la portarono via. Dapprima venne imprigionata nella caserma di via Asti, a Torino, di qui venne trasferita a Fossoli, vicino a Parma; il 5 aprile 1944, il convoglio 09 partì per un viaggio senza ritorno per Auschwitz. Si è saputo che fu successivamente trasferita a Dachau, dove scomparve il primo maggio del 1945. … Mio nonno si salvò grazie ad un episodio strano: una bambina (non sappiamo chi fosse né da da chi fosse stata mandata) quel giorno lo avvicinò avvertendolo del pericolo ed esortandolo a fuggire. …”

Ciò che avete letto è parte di una lettera delle tante che raccontano quegli episodi di “naturale” altruismo e solidarietà che salvarono molti ebrei dall’olocausto. Il protagonista della storia, di cui abbiamo estrapolato alcuni brani dalla lettera del nipote, si chiamava Ernesto Funaro e fu salvato insieme alla figlia da una bambina sconosciuta e da un contadino di Canterana presso il quale si rifugiarono.  Una persona “normale” che mise a repentaglio la propria vita e i propri beni semplicemente perché era giusto farlo, normale, umano. Episodi questi che sono oggetto di una ricerca “Memoria della salvezza”, sulla quale sta lavorando Liliana Picciotto storica e massima esperta della Shoah italiana, che vuole essere il contraltare del Libro della Memoria. Lo scopo della ricerca è capire come 20.000 ebrei sono riusciti a salvarsi, con quali mezzi, strategie, reti. “E’ una ricerca infinita e complicata, ci dice Liliana Picciotto, che mette in evidenza la difficoltà di prepararsi a vivere in clandestinità: devi cambiare abitudini, nome, in molti casi luogo di residenza. Devi convincere i bambini, gli anziani ad assumere una nuova identità.” Dal lavoro di Liliana Picciotto risalta  la rete, che lei definisce inconsapevole, naturale, di solidarietà che ha consentito alla popolazione ebraica di rifugiarsi nelle valli, in montagna o di espatriare attraverso valichi impervi verso la Svizzera e non sempre essere accolti.  Grande fu la solidarietà che fu donata dalla popolazione valdese, memore delle sue di persecuzioni. Il 20% dei cittadini ebrei fu salvata grazie all’ospitalità e solidarietà che ricevettero nelle valli valdesi.  Difficile immedesimarsi, sia nei panni chi accolse sia in coloro furono accolti. Dovremmo forse sentire l’odore della paura. Se ci provassimo anche solo un momento, capiremmo appieno il valore della giornata dedicata alla Memoria.

Liliana Picciotto interverrà al Concerto della Memoria organizzato dalla Comunità Ebraica di Torino, domenica 26 gennaio alle 16:30 presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Il programma completo lo potete consultare sul sito della Comunità Ebraica.

Saranno molte in tutta la città le iniziative dedicate al giorno della Memoria, il cui elenco potete consultare qui. Tra le tante vi segnaliamo: il “Percorso nei luoghi della memoria” proposto da Il Museo Diffuso della Resistenza: un percorso a piedi attraverso i luoghi della deportazione e dell’occupazione nazifascista a Torino; La proiezione al Baretti il 28 gennaio del film In darkness di Agnieszka Holland.

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Sezione: Cultura, scuola e sport

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